“Il volo di Dante” di Barbara e Davide Rocchi

“Il volo di Dante” a cura di Barbara e Davide Rocchi. Opera celebrativa in occasione del 700° anniversario della morte del Sommo Poeta.

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Il 13 settembre 1321 a Ravenna si concludeva il viaggio terreno di Dante Alighieri. Ricorre quest’anno il settimo centenario dell’evento ed è impossibile non dedicare alcune riflessioni a colui che è considerato la massima eccellenza della cultura italiana nel mondo.

Le note che la nostra Società intende scrivere non sono, ben inteso, di carattere critico – letterario, ma vogliono invece essere espressione dell’amore e dell’ammirazione di cittadini italiani, toscani per di più, verso di lui.

Dante è immerso nella storia medievale dei Comuni e nelle lotte aspre e sanguigne tra guelfi e ghibellini toscani, in particolare fiorentini. Egli immortala con le parole vibranti di Farinata degli Uberti, nel canto X dell’Inferno, la battaglia di Montaperti del settembre 1260 e la vittoria dei ghibellini: “Lo strazio e il grande scempio che fece l’Arbia colorata in rosso”. Immortala anche l’amor di patria di Farinata che, pur capo ghibellino, si oppone fieramente ai suoi che vogliono distruggere Firenze: “Ma fui io solo colui che la difesi a viso aperto”.

Poi nel canto V del Purgatorio con la figura di Buonconte da Montefeltro, capo ghibellino ferito a morte in combattimento, rievoca l’altra grande battaglia del Medioevo toscano, quella del giugno 1289, vinta dai guelfi, a cui Dante stesso partecipò nella piana di Campaldino, presso Arezzo, dominata dal castello dei conti Guidi di Poppi. I toni però nel Purgatorio si fanno meno aspri, lo spirito di Buonconte, ormai salvo, ricorda che, uscito dalla battaglia, “fuggendo a piede e sanguinando il piano […] perdei la vista e la parola, nel nome di Maria finìì e quivi caddi e rimase la mia carne sola”.

Però il culmine dell’esperienza poetica di Dante è di certo il Paradiso, che raggiunge altezze vertiginose. Egli, animato da fede profonda, tenta qualcosa di impossibile: descrivere con parole umane il volo attraverso i cieli verso Dio e la sua contemplazione. Quando la parola non può bastare, egli la sostituisce con visioni di luce sfolgorante, immagine della perfezione divina. Il suo volo ha una meta certa: Dio, inizio e termine di ogni cosa creata, che nel grande mare dell’universo tende a tornare a lui suo creatore. È Dio la causa prima che sta alla base del mondo, tutto inserito in un ordine cosmico preciso, che trova in lui la sua totale ragione di essere, come in un’architettura armoniosa e perfetta.

Alla fine del suo viaggio il pellegrino Dante avrà per un attimo la gioia, quasi ineffabile, di sprofondare con la mente nella luce di Dio, e di essere lui stesso una piccolissima parte di quest’ordine.

Il volo dell’uomo del XXI secolo si pone, invece, in un contesto cosmico del tutto diverso, ha alle spalle un percorso iniziato con la rivoluzione copernicana, che attraverso le scoperte scientifiche nei secoli ha portato al primo volo umano dei fratelli Wright nel 1903. L’uomo ha conquistato i cieli e sorvolato gli oceani, poi ha fatto sue le parole che in Pascoli Alexandros, giunto all’Oceano Indiano, confine del mondo, rivolge ai suoi soldati: “Non altra terra resta che quella che nel brocchier vi brilla” e si è rivolto allo spazio e alla sua conquista.

È arrivato sulla Luna, ha iniziato l’esplorazione di Marte, si è interrogato più volte e si interroga su forme di vita esogene, progetta di inviare sonde oltre il sistema solare. Sembra davvero che l’uomo sia in grado di dilatare i suoi orizzonti all’infinito e lavora proprio per questo obiettivo, sentendosi faber fortunae suae.

Certo il pensiero di questo universo da un lato affascina, ma da un altro lato può anche dare la vertigine perché non ha approdi definitivi e certi da raggiungere. È assai lontano dall’universo dantesco che “solo amore e luce ha per confine”.

Barbara e Davide Rocchi


“Leggo con grande soddisfazione l’interessante pubblicazione, apprezzando il profondo e sincero sentimento di stima, affetto ed orgoglio di appartenenza, nei confronti della Comunità Poppese.”

PoppiCarlo Toni
Sindaco, Comune della Città di Poppi


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