Centenario del record Lima-Cerro de Pasco

Centenario commemorativo con il patrocinio di – Centenario bajo los auspicios institucionales de:
patrocini (1)


Centenario del record di atterraggio in altezza di Giovanni Ancillotto sulle Ande da Lima a Cerro de Pasco (1921-2021) e Bicentenario del Perù (1821-2021).

Italy  Italiano
Per la storia dell’aviazione italiana, il 2021 segna un nuovo importante anniversario: il centenario del record di atterraggio in quota compiuto dal tenente Giovanni
Ancillotto a Cerro de Pasco. Partito da Lima, l’aviatore veneto sorvolò le alte vette delle Ande a bordo di un Ansaldo A.1, fino a compiere a Cerro de Pasco l’atterraggio a più alta quota mai realizzato prima. Era il 2 maggio 1921. Nel 2021 ricorre anche il bicentenario dell’indipendenza del Perù, in occasione del quale la Società Italiana Aviazione Civile proporrà la propria iniziativa come contributo alle celebrazioni promosse dal Governo peruviano. Mai così in alto: il volo del condor tricolore è il titolo della rievocazione dell’impresa di Ancillotto, a cura di Barbara e Davide Rocchi, che farà riecheggiare il valore dell’aviatore italiano nella sua sfida in solitaria alle vette andine. Le celebrazioni, con il patrocinio dell’Ambasciata del Perù a Roma, dell’Ambasciata d’Italia a Lima e del Comune di San Donà di Piave, inizieranno il 2 maggio con la presentazione del testo a cui seguiranno incontri e eventi istituzionali.

Espanol  Español
Para la historia de la aviación peruana y italiana, 2021 marca un aniversario muy importante: el centenario del récord mundial de altura en aterrizaje establecido por el teniente Giovanni Ancillotto en Cerro de Pasco. Partiendo desde Lima, el aviador veneciano sobrevoló las cumbres de los Andes a bordo de un avión Ansaldo A.1, hasta efectuar el aterrizaje a la mayor altitud jamás realizado en Cerro de Pasco. Era el 2 de mayo de 1921. El 2021 también marca el bicentenario de la independencia del Perú, en honor del cual la Società Italiana Aviazione Civile propondrá su iniciativa como contribución a las celebraciones promovidas por el Gobierno peruano. Mai così in alto: il volo del condor tricolore es el título de la conmemoración de la hazaña de Ancillotto que se hará eco del valor del aviador italiano en su desafío en solitario a las cumbres andinas. Las celebraciones, con auspicios de la Embajada del Perú en Italia, de la Embajada de Italia en Perú y de la Ciudad de San Donà di Piave, empezarán el 2 de mayo con la presentación de la obra y seguirán con una serie de eventos culturales.


Perù

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I T A L I A N O  Italy
(La versión en español sigue al italiano)

“Mai così in alto: il volo del condor tricolore” a cura di Barbara e Davide Rocchi.
Opera originale in lingua italiana, pubblicata in data Domenica 2 Maggio 2021.

Indipendenza Perù

Sull’onda dell’azione appassionata dei Libertadores José de San Martín e Simón Bolívar, nel momento dei primi moti carbonari in Italia e in Europa contro la Restaurazione promossa dal Congresso di Vienna, il Perù proclamava l’indipendenza dalla Spagna il 28 luglio 1821, cominciando il suo cammino verso un futuro costruito con le proprie capacità secondo i propri sogni. Nei decenni seguenti si instaurarono rapporti diplomatici e commerciali con l’Europa e, in particolare, con l’Italia. Il 23 dicembre 1874 veniva firmato il primo Trattato commerciale tra Italia e Perù. Quando nel 1921 si celebrava il primo centenario dell’indipendenza peruviana, le relazioni tra i due paesi, già buone anche in campo commerciale, si rinsaldarono grazie a due eventi. Il primo di alcuni anni precedente, l’altro si verificava proprio in quell’anno. Ora nel 2021, secondo centenario dell’indipendenza del Perù, è motivo di gioia e di orgoglio per i nostri paesi ricordare tali eventi perché i protagonisti furono due giovani ed eroici pionieri dell’aviazione: il peruviano Geo Chávez e l’italiano Giovanni Ancillotto. 

Chávez era figlio di un banchiere peruviano, viveva a Parigi e aveva seguito con entusiasmo la nascita del volo e la trasvolata della Manica di Blériot nel 1909. Sotto la sua guida Chávez aveva preso il brevetto di pilota e, nel settembre 1910, tentò un’impresa epica: la trasvolata delle Alpi dal campo di slancio di Briga fino ai prati di Domodossola. Si trattava di una sfida internazionale lanciata dal Touring Club Italiano, sostenuta dal Corriere della Sera e dai nomi di spicco dell’imprenditoria lombarda. L’aereo del giovane peruviano era una specie di libellula con ruote di bicicletta e il giovane Geo diceva di “cercare l’ascensore per scalare il cielo”. È il 23 settembre 1910: il suo aereo è seguito da giornalisti di tutto il mondo, primo fra tutti Luigi Barzini, principe degli inviati del Corriere. Per quarantacinque minuti Chávez lotta nelle terribili correnti di alta quota, poche centinaia di metri sopra rocce, forre e foreste, sorvola paesini dove la gente è accorsa a salutarlo anche dai campanili. Poi il drammatico atterraggio sui prati di Domodossola: ad appena una ventina di metri da terra, le ali dell’aereo, logorate dai colpi di maglio del vento, come scrisse Barzini, cedono e si ripiegano sopra la carlinga, come le ali di una libellula. Ancora in vita dopo lo schianto, Chávez dirà di aver visto “il brutto muso dell’Inferno”; morirà a Domodossola in ospedale quattro giorni dopo.

Uscito dalle nuvole, Chávez è entrato nella leggenda e nella storia dell’aviazione tra i pionieri del volo. Anche il poeta Giovanni Pascoli, colpito dalla vicenda, gli dedicò un’ode in cui risaltano le ansie e i turbamenti dell’uomo moderno davanti a nuove conquiste e il suo desiderio di andare sempre oltre ogni limite. Pascoli immagina le aquile che, ultime vedette delle Alpi, “mirano gli astri, se ne venga un suono… / se ancora appaia […] forte rombando, un essere terreno… / che in cielo, un dì, mirabilmente muto / passar fu visto, come un Dio seduto! […] Dietro le rocce nere, / ei discendea con le grandi ali tese”. E, infine, “Cade. con la sua grande anima sola / sempre salendo. Ed ora sì, / che vola!” 

Il monumento a lui dedicato a Domodossola porta la seguente iscrizione: “A Geo Chávez, cittadino peruviano, per la conquista delle vie del cielo, primo trasvolando le Alpi sacrificò la giovinezza ardente.” (27 settembre 1910). 

Geo Chavez

Al tempo dell’impresa di Chávez, cioè nel 1910, Giovanni Ancillotto aveva tredici anni e, come altri futuri assi dell’aviazione italiana, si appassionò all’aereo anche grazie al racconto epico di essa. Era nato il 15 novembre 1897 a San Donà di Piave, in provincia di Treviso, da una famiglia di proprietari terrieri. Sono gli anni in cui si manifestano le possibilità di sviluppo in campo civile e militare dell’aereo. Il 1909 e il 1910 sono le rispettive date del primo circuito aviatorio di Brescia e di Milano; D’Annunzio pubblica il romanzo Forse che sì forse che no dove il protagonista, Paolo Tarsis, una sorta di superuomo – gentleman sportivo, riesce in un’ eroica azione aviatoria: la traversata del Tirreno fino in Sardegna. In questo clima si forma la passione di Ancillotto per il volo, che lo spinge con tutte le forze a entrare nell’élite dei temerari.  

Quando l’Italia entra nel primo conflitto mondiale nel 1915 Ancillotto ha diciotto anni: subito si arruola volontario e frequenta il corso di pilotaggio alla Scuola di Aviazione di Cameri, in provincia di Novara, considerata una vera università del volo, da cui usciranno diversi assi dell’aria. Era l’alba dell’aviazione militare: pilotare e combattere da un aereo appariva un’attività da cavaliere, le cui regole prevedevano come primo obiettivo abbattere l’aereo nemico, ma, se possibile, rispettare sempre la vita dell’avversario. Quando Ancillotto arriva al fronte, dai campi di scuola lo aveva già preceduto la fama delle sue qualità di pilota specializzato per apparecchi da ricognizione e da bombardamento. Nominato ben presto aspirante ufficiale, conquistò la sua prima medaglia d’argento per il suo ardimento nel Trentino (giugno 1916 – marzo 1917). Nei giorni drammatici della disfatta di Caporetto continuò senza tregua a ostacolare e colpire il nemico, senza cura delle condizioni meteorologiche, recando forte sostegno morale agli italiani. Conquistò così la seconda medaglia d’argento.  

Ormai Germania e Austria-Ungheria avevano capito che sulle sponde del Piave si sarebbe decisa la guerra, la vita o la fine dell’Austria felix e del suo impero. Perciò era stato organizzato un sistema di stretta vigilanza delle mosse italiane con i Draken, palloni – sonda a elio, che si levavano all’alba in cerca di bersagli e notizie. Tra questi era famoso quello di Rustigné, che vigilava ogni mossa italiana nella zona; manovrato con abilità da terra, sfuggiva sempre a tutte le insidie. Gli italiani lo avevano chiamato “Drago” perché appariva e spariva sul Piave, come se a comandarlo fosse una specie di mago Atlante di ariostesca memoria. Il 5 dicembre 1917 il Draken riapparve nel cielo del primo mattino e, subito, sparì. Gli aviatori italiani si levarono per cercarlo, ma di lui non c’era alcuna traccia. Per abbatterlo serviva il fuoco: posizionare sulle ali dell’apparecchio dei tubi di lancio con razzi incendiari all’interno. Così era addobbato il Nieuport di Ancillotto, che si alzò in volo scortato da tre caccia. Mentre i tre aerei ingaggiavano con tre omologhi austriaci un duello da moschettieri del cielo, Ancillotto piombò sul Draken che scendeva al suolo: a venti metri da lui lo colpì con i razzi e lo trasformò in una palla di fuoco, in cui lui stesso sparì. Poi riemerse e, nonostante i danni al velivolo e le ustioni, riprese quota. Nel rientro al campo il suo aereo trascinava in volo lunghi lembi di stoffa ancora fiammeggianti, parti dell’involucro del pallone – sonda: era chiaro che il pilota “Sigfrido” aveva sconfitto il suo Drago. L’impresa gli portava la medaglia d’oro e lo faceva entrare nella leggenda; D’Annunzio, che aveva tra i suoi motti “Bisogna osare l’inosabile”, coniò per lui l’appellativo di Ala incombusta e il motto Perficitur igne, ossia “È forgiato dal fuoco”. 

A guerra finita, nel settembre 1919 Ancillotto partecipò al raid Centocelle (Roma) – Varsavia con la missione di recapitare un messaggio da parte del governo italiano: doveva promuovere l’industria aeronautica italiana. Infatti nell’immediato dopoguerra la Ansaldo aveva investito capitali notevoli per realizzare i propri impianti e anche all’estero cercava acquirenti per l’A.1, primo caccia di progettazione italiana, poi soprannominato Balilla. Si trattava di un ricognitore biplano monoposto, già usato in guerra dal corpo aeronautico militare. La Polonia si dimostrò interlocutore attento e interessato, ordinò di realizzare dieci esemplari, poi altri venticinque, e acquistò la licenza per realizzare il velivolo nell’azienda Laskiewicz di Lublino. Dopo un viaggio di sette ore, il nostro ambasciatore consegnava il messaggio del governo italiano a Ignacy Paderewski, Primo ministro della Polonia, rinata dalle ceneri degli imperi centrali secondo il Trattato di Versailles. Ancillotto riprese il viaggio e arrivò a Fiume: aveva saputo che D’Annunzio era entrato nella città con i suoi legionari. Andò là probabilmente attratto dalla figura e dal carisma di D’Annunzio stesso, ma anche nell’intento di contribuire a rendere Fiume italiana.  

Ancillotto

A impresa conclusa (dicembre 1920), un temperamento irrequieto quale Ancillotto non poteva restare a casa nella tranquillità della campagna veneta. Le sue ali spiccarono il volo verso l’America del Sud e in Perù, terra bella e antica, operò per diffondere l’industria aeronautica nazionale, diventando in questo modo anche protagonista di un’altra impresa leggendaria. 

Pilotando un aereo Ansaldo A.1 (dalla velocità massima di 230 km/h), il 2 maggio 1921 realizzò l’atterraggio alla quota più alta mai raggiunta fino ad allora: 4.330 metri nella città mineraria peruviana di Cerro de Pasco. Ancillotto era partito alle 10:45 del mattino da Lima, giunse a Cerro alle 12:12, ma toccò terra solamente alle 12:25 perché prima compì varie evoluzioni di saluto alla folla. Aveva volato ad un’altezza media di 5.500 metri, con punte di 7.000 sopra il Monte Meiggs. Dal campo di atterraggio di Quiulacocha si trasferì a Cerro in motocicletta, mentre gli abitanti del luogo sempre più numerosi facevano ala al suo passaggio; Ancillotto rispondeva ai loro saluti con “Viva il Perù!”. La città di Cerro lo attendeva in un tripudio di colori e bandiere: al municipio fu ricevuto dall’Alcalde, Señor Alania, tra brindisi e felicitazioni. 

Alle ore 08:00 del 3 maggio Ancillotto lasciava l’Hotel Universo di Cerro e, in compagnia delle personalità cittadine, tornava al campo di Quiulacocha per preparare la partenza. Qui riceveva una medaglia d’oro con brillanti con la seguente scritta “La città del Cerro de Pasco come omaggio di ammirazione all’eroe delle Ande, tenente Giovanni Ancillotto per il suo brillante raid Lima – Cerro de Pasco. 2 maggio 1921”. Dopo la cerimonia di consegna, il pilota alle 11:32 era pronto al decollo, compiva numerose evoluzioni di saluto per la folla festante, poi, alata creatura, scompariva all’orizzonte. Un’ora e ventotto minuti più tardi giungeva all’aerodromo di Maranga, a Lima: è il trionfo, che viene celebrato la sera stessa del 3 maggio con una festa sontuosa che vedeva la presenza di millecinquecento persone.  

Nei cieli del Perù vide le vette delle Ande, sentì su di sé i venti e le tempeste; entrò nella leggenda tra gli Indios degli altopiani simile per loro agli dei solari dei loro antenati. Era diventato il pilota dei due mondi. Ancillotto morirà il 18 ottobre 1924 in un incidente automobilistico a Caravaggio (Bergamo), mentre si recava a un raduno di piloti della Grande Guerra. 

Nei rapporti aviatori tra Italia e Perù non si può non ricordare la spedizione di un reparto da caccia dell’Aeronautica italiana, compiuta nel Sudamerica tra il settembre 1937 e il febbraio 1938, al fine di svolgere missioni istruttorie e voli di alta acrobazia. I velivoli erano i Fiat CR.32. Questa squadriglia fu la prima a sorvolare le Ande in formazione ed entusiasmò il popolo peruviano con le sue evoluzioni, in occasione delle onoranze rese a Chávez. Di essa faceva parte anche il Tenente Virginio Teucci, prozio del Presidente della nostra Società. Infine, un altro legame si può rinvenire in un aereo dell’Alitalia Boeing 747 I-DEMU, in servizio dal 1971 al 1981, che portava il nome di Geo Chávez. 

Virginio Teucci

Ancillotto cercava se stesso negli spazi e nei silenzi immensi del cielo, da un lato quasi antico cavaliere, dall’altro seguace delle idee del Futurismo, il movimento di avanguardia artistica che inaugura il Novecento, proprio con il mito della velocità e dell’aereo. Forse sentiva sue le parole di Filippo Tommaso Marinetti “Siamo sul promontorio estremo dei secoli” e percepiva che l’aereo stava contribuendo a creare un mondo nuovo. È senza dubbio una figura leggendaria, insieme a Chávez.  

È per questo che ci piace immaginarli fratelli dei picchi più alti, che continuano ancora il loro volo. Più in alto, mentre le nubi si sciolgono e i loro occhi accolgono gocciole di stelle, più in alto mentre respirano nell’infinito e, tra le cime della Cordigliera andina, risuonano le note di Arriba, siempre arriba, inno della Fuerza Aérea del Perú. In queste imprese le loro sono state ali di pace, che hanno unito i nostri due paesi, Perù e Italia. Sempre dovrà essere così. È questo il sincero e profondo augurio formulato dalla Società Italiana Aviazione Civile per i duecento anni della vostra indipendenza.


Perù

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E S P A Ñ O L  Espanol

“Mai così in alto: il volo del condor tricolore” texto de Barbara y Davide Rocchi.
Traducción en español por Hilda E. Ascencio Pasache, Sábado 15 de Mayo 2021.

Indipendenza Perù

Sobre la ola de la apasionada acción de los libertadores José de San Martin y Simón Bolívar, en la época de los primeros levantamientos carbonarios en Italia y Europa contra la Restauración promovida por el Congreso de Viena, Perú proclamaba su independencia de España el 28 de julio de 1821, iniciando su camino hacia un futuro construido con sus propias capacidades, según sus propios sueños. En las décadas siguientes se establecieron relaciones diplomáticas y comerciales con Europa y, en particular, con Italia. El 23 de diciembre de 1874 se firmó el primer tratado comercial entre Italia y Perú. Cuando en 1921 se celebraba el primer centenario de la independencia peruana, las relaciones entre los dos países, ya buenas también en el ámbito comercial, se reforzaron gracias a dos acontecimientos. El primero, unos años antes, el otro ocurrió ese mismo año. Ahora, en el 2021, segundo centenario de la independencia del Perú, es motivo de alegría y orgullo para nuestros países recordar tales hechos porque los protagonistas fueron dos jóvenes y heroicos pioneros de la aviación: el peruano Geo Chávez y el italiano Giovanni Ancillotto.

Chávez era hijo de un banquero peruano, vivía en París y había seguido con entusiasmo el nacimiento del vuelo y el cruce del Canal de la Mancha por Bleriot en 1909. Bajo su dirección, Chávez había obtenido su licencia de piloto y, en septiembre de 1910, intentó una hazaña épica: la travesía de los Alpes desde el aeródromo de Brigue hasta los prados de Domodossola. Fue un desafío internacional lanzado por el Touring Club Italiano, apoyado por el Corriere della Sera y por los principales nombres del empresariado lombardo. El avión del joven peruano era una especie de libélula con ruedas de bicicleta, y el joven Geo decía que “buscaba el ascensor para subir al cielo”. Es el 23 de septiembre de 1910: su avión es seguido por periodistas de todo el mundo, en primer lugar Luigi Barzini, príncipe de los corresponsales del Corriere. Durante cuarenta y cinco minutos, Chávez se debate en las terribles corrientes de la altura, a unos cientos de metros por encima de las rocas, los barrancos y los bosques, sobrevolando pueblos donde la gente ha acudido a saludarlo, incluso desde los campanarios. Luego, el dramático aterrizaje en los prados de Domodossola: a sólo veinte metros del suelo, las alas del avión, desgastadas por los golpes del viento, como escribió Barzini, cedieron y se plegaron sobre la góndola, como las alas de una libélula. Todavía vivo después del choque, Chávez dijo que había visto “la cara fea del infierno”; murió en el hospital de Domodossola cuatro días después.

Al salir de las nubes, Chávez entró en la leyenda y en la historia de la aviación entre los pioneros del vuelo. Incluso el poeta Giovanni Pascoli, impresionado por el acontecimiento, le dedicó una oda en la que resaltan las angustias y ansiedades del hombre moderno ante las nuevas conquistas, y su deseo de ir siempre más allá de todos los límites. Pascoli imagina a las águilas que, última vigías de los Alpes, “miran a las estrellas, si de ellas sale un sonido… / si todavía aparece […] rugiendo fuertemente, un ser terrenal… / que en el cielo, un día, maravillosamente mudo / se vio pasar, como un Dios ¡sentado! […] Tras las negras rocas, / descendió con grandes alas extendidas”. Y, por último, “Cae, con su gran alma solitaria / siempre ascendiendo. ¡Y ahora sí, / volando!”

El monumento que se le dedicó en Domodossola lleva la siguiente inscripción: “A Geo Chávez, ciudadano peruano, por la conquista de los caminos del cielo, el primero en sobrevolar los Alpes, sacrificando su ardiente juventud” (27 de septiembre de 1910).

Geo Chavez

En aquel momento de la hazaña de Chávez, en 1910, Giovanni Ancillotto tenía trece años y, como otros futuros ases de la aviación italiana, se apasionó por el avión también gracias a su historia épica. Nació el 15 de noviembre de 1897 en San Donà di Piave, provincia de Treviso, en una familia de terratenientes. Estos eran los años en que se manifestaban las posibilidades de desarrollo en el ámbito civil y militar del avión. 1909 y 1910 fueron las fechas respectivas de los primeros circuitos de aviación en Brescia y Milán; D’Annunzio publica su novela Forse che sì forse che no (Tal vez sí, tal vez no) en la que el protagonista, Paolo Tarsis, una especie de superhombre – un caballero deportivo, logra una acción de aviación heroica: la travesía del mar Tirreno hasta Cerdeña. Es en este ambiente que toma forma la pasión de Ancillotto por el vuelo, la que lo empuja con todas sus fuerzas a entrar en la élite de los temerarios.

Cuando Italia entró en la Primera Guerra Mundial en 1915, Ancillotto tenía dieciocho años: se alistó inmediatamente como voluntario y asistió a un curso de pilotaje en la Escuela de Aviación de Cameri, en la provincia de Novara, considerada una verdadera universidad del vuelo, de la que saldrían varios ases del aire. Eran los albores de la aviación militar: pilotar y combatir desde un avión parecía una actividad de caballeros, cuyas reglas disponían como primer objetivo derribar al avión enemigo, pero, si era posible, respetando siempre la vida del adversario. Cuando Ancillotto llegó al frente, la fama de sus cualidades como piloto especializado en aviones de reconocimiento y bombardeo ya lo precedía desde los campos de la escuela. Pronto nombrado aspirante a oficial, ganó su primera medalla de plata por su valentía en Trentino (junio de 1916 – marzo de 1917). En los dramáticos días de la derrota de Caporetto, continuó sin tregua obstaculizando y golpeando al enemigo, sin importar las condiciones climáticas, meteorológicas, siendo un sólido apoyo moral para los italianos. Así, ganó su segunda medalla de plata.

A estas alturas, Alemania y Austria-Hungría habían comprendido que en las orillas del Piave se decidiría la guerra, la vida o el fin de Austria Félix y su imperio. Por ello, se había organizado un sistema de estrecha vigilancia de los movimientos italianos con los Draken, globos – sonda de helio que se elevaban al amanecer en busca de objetivos y noticias. Uno de los más famosos era el Rustigné, que vigilaba todos los movimientos de los italianos en la zona; operaba hábilmente desde el suelo, siempre escapaba de todas las trampas. Los italianos le habían llamado “Dragón” porque aparecía y desaparecía sobre el Piave, como si fuera comandado por una especie de mago Atlas de la memoria de Ariosto. El 5 de diciembre de 1917, el Draken reapareció en el cielo en la madrugada e, inmediatamente, desapareció. Los aviadores italianos se levantaron para buscarlo, pero no había ni rastro de él. Para derribarlo, necesitaban fuego: colocar tubos de lanzamiento en las alas del avión con cohetes incendiarios en su interior. Así fue acondicionado el Nieuport de Ancillotto, que despegó escoltado por tres cazas. Mientras los tres aviones se batían en duelo con tres homólogos austriacos, Ancillotto se abalanzó sobre el Draken, que descendía hacia el suelo: a veinte metros de distancia, lo alcanzó con los cohetes y lo convirtió en una bola de fuego, en la que él mismo desapareció. Luego volvió a emerger y, a pesar de los daños en el avión y las quemaduras, recuperó la altura. De vuelta al campo, su avión arrastraba en el aire largos colgajos de tela aún en llamas, partes de la envoltura del globo – sonda: estaba claro que el piloto “Sigfrido” había derrotado a su Dragón. La hazaña le valió la medalla de oro y lo hizo entrar en la leyenda; D’Annunzio, que tenía entre sus lemas “Hay que atreverse a lo riesgoso”, acuñó para él el nombre de Ala Incombustible y el lema Perficitur igne, es decir, “Se forja con el fuego”.

Al terminar la guerra, en septiembre de 1919, Ancillotto participó en el raid Centocelle (Roma) – Varsovia con la misión de entregar un mensaje del gobierno italiano: debía promover la industria aeronáutica italiana. De hecho, en la inmediata posguerra, Ansaldo había invertido un capital considerable para construir sus plantas, y también buscaba en el extranjero compradores para el A.1, el primer avión de combate de diseño italiano, más tarde llamado Balilla. Era un avión de reconocimiento biplano monoplaza, ya utilizado en la guerra por el cuerpo aéreo militar. Polonia demostró ser un interlocutor atento e interesado y ordenó la producción de diez aviones, luego otros veinticinco, y adquirió la licencia para construir los aviones en la empresa Laskiewicz de Lublin. Tras un viaje de siete horas, nuestro embajador entregó el mensaje del gobierno italiano a Ignacy Paderewski, Primer Ministro de Polonia, renacida de las cenizas de los imperios centrales según el Tratado de Versalles. Ancillotto reanudó su viaje y llegó a Fiume: había oído que D’Annunzio había entrado en la ciudad con sus legionarios. Fue allí probablemente atraído por la figura y el carisma del propio D’Annunzio, pero también con la intención de contribuir a la italianización de Fiume.

Ancillotto

Cuando la aventura terminó (diciembre de 1920), un temperamento inquieto como el de Ancillotto no podía quedarse en casa en la tranquilidad de la campiña veneciana. Sus alas levantaron vuelo hacia Sudamérica y en Perú, tierra bella y antigua, trabajó para difundir la industria aeronáutica nacional, convirtiéndose así también en protagonista de otra hazaña legendaria.

Volando un avión Ansaldo A.1 (con una velocidad máxima de 230 km/h), el 2 de mayo de 1921 aterrizó a la mayor altitud jamás alcanzada: 4.330 metros en la localidad minera peruana de Cerro de Pasco. Ancillotto había salido de Lima a las 10:45 horas, llegó a Cerro de Pasco a las 12:12 horas, pero recién aterrizó a las 12:25 horas porque antes había realizado varias evoluciones para saludar al público. Había volado a una altitud media de 5.500 metros, con picos de 7.000 sobre el monte Meiggs. Desde el campo de aterrizaje de Quiulacocha se dirigió a Cerro de Pasco en su motocicleta, mientras los lugareños, cada vez más numerosos, lo saludaban al pasar; Ancillotto respondía a sus saludos con un “¡Viva el Perú!”. La ciudad de Cerro de Pasco lo esperaba en un estallido de colores y banderas; en la municipalidad fue recibido por el alcalde Alania, entre brindis y felicitaciones.

A las 8:00 a.m. del 3 de mayo, Ancillotto dejó el Hotel Universo de Cerro de Pasco y, en compañía de personalidades de la ciudad, regresó al campamento de Quiulacocha para preparar la salida. Allí recibió una medalla de oro con brillantes con la siguiente inscripción “La ciudad de Cerro de Pasco como homenaje de admiración al héroe de los Andes, teniente Giovanni Ancillotto, por su brillante incursión Lima – Cerro de Pasco. 2 de mayo de 1921”. Tras la ceremonia de entrega de la medalla, el piloto se dispuso a despegar a las 11:32 horas; realizó numerosas evoluciones de saludo para la multitud que lo aclamaba y luego, criatura alada, desapareció en el horizonte. Una hora y veintiocho minutos más tarde llegó al aeródromo de Maranga, en Lima: fue el triunfo que se celebró la noche del 3 de mayo con una suntuosa fiesta a la que asistieron mil quinientas personas.

En los cielos del Perú vio las cumbres de los Andes, sintió los vientos y las tormentas sobre él; entró en la leyenda entre los indios del altiplano, semejante para ellos a los dioses solares de sus antepasados. Se había convertido en el piloto de los dos mundos. Ancillotto murió el 18 de octubre de 1924 en un accidente automovilístico en Caravaggio (Bérgamo), mientras acudía a una reunión de pilotos de la Gran Guerra.

En las relaciones aeronáuticas entre Italia y Perú es imposible dejar de mencionar la expedición de una división de cazas de la Fuerza Aérea Italiana, realizada en Sudamérica entre septiembre de 1937 y febrero de 1938, para llevar a cabo misiones de instrucción y vuelos de alta acrobacia. Los aviones eran los CR 32. Este escuadrón fue el primero en sobrevolar los Andes en formación y emocionó al pueblo peruano con sus vuelos, con motivo de los honores rendidos a Chávez. El teniente Virginio Teucci, tío abuelo del presidente de nuestra sociedad, también formaba parte de la escuadra. Por último, se puede encontrar otro vínculo en un avión Boeing 747 I-DEMU de Alitalia, en servicio de 1971 a 1981, que llevaba el nombre de Geo Chávez.

Virginio Teucci

Ancillotto se buscó a sí mismo en los inmensos espacios y silencios del cielo, por un lado casi un antiguo caballero, por otro un seguidor de las ideas del futurismo, el movimiento artístico de vanguardia que inauguró el siglo XX, precisamente con el mito de la velocidad y el avión. Quizás sintió como suyas las palabras de Filippo Tommaso Marinetti “Estamos en el extremo promotor de los siglos” y percibió que el avión estaba contribuyendo a la creación de un mundo nuevo. Es sin duda una figura legendaria, junto con Chávez.

Por eso nos gusta imaginarlos hermanos de las cumbres más altas, que continúan aún su vuelo. Más arriba, mientras las nubes se derriten y sus ojos reciben gotas de estrellas, más arriba mientras respiran el infinito y, entre las cimas de la cordillera de los Andes, resuenan las notas de Arriba siempre arriba, el himno de la Fuerza Aérea del Perú. En estos esfuerzos, los suyos han sido alas de paz, uniendo nuestros dos países: Perú e Italia. Siempre tendrá que ser así. Este es el sincero y profundo deseo de la Società Italiana Aviazione Civile por los doscientos años de vuestra independencia.

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Centenario del record di atterraggio in altezza di Giovanni Ancillotto sulle Ande da Lima a Cerro de Pasco (1921-2021) e Bicentenario del Perù (1821-2021).

Encomi e ringraziamenti:

La Società Italiana Aviazione Civile ringrazia il Consolato Generale del Perù a Torino, nella figura del Console César Jordán P., editore assieme ai professori J. A. Mazzotti (Tufts University) e R. Sánchez-Concha (Universidad Católica del Perú) del libro Perú-Italia. Más allá del Bicentenario, per l’inclusione di Mai così in alto: il volo del condor tricolore.

“Agradezco mucho por la señalación de esta página web, que he revisado y que contiene información muy interesante sobre la hazaña de Giovanni Ancillotto.”

peruAlejandro Neyra Sánchez 
Ministro de Cultura del Perú


“Auguro mayores éxitos y expreso mi gratitud por esta importante iniciativa promovida por la Società Italiana Aviazione Civile para celebrar al Perú en ocasión del Bicentenario de su independencia.”

peruEduardo Martinetti Macedo
Embajador del Perú en Italia


Formulo tanti auguri per le numerose iniziative intraprese per ricordare il centenario dell’impresa di Giovanni Ancillotto, progetto di alto valore storico e simbolico per gli stretti legami tra Italia e Perù.”

emblema_repubblica_monocromaticoGiancarlo Maria Curcio
Ambasciatore d’Italia a Lima


“Complimenti vivissimi per l’iniziativa e per il giusto omaggio a Giovanni Ancillotto per la sua grande impresa. Ancora oggi arrivare a Cerro de Pasco, città miniera e la più alta del Perù, è una vera sfida.”

peruVanessa Mendoza Fuentes
Asociación Descendientes Italianos en Perú


Calendario delle iniziative:

Evento: Conferenza “Mai così in alto: il volo del condor tricolore”.
Descrizione: Presentazione al ciclo di conferenze “¿Cómo? ¿Cuándo? ¿Por qué?” del Museo Nacional de Arqueología, Antropología e Historia del Perú.
Data: Mercoledì 23 Giugno 2021, ore 18:00.
Luogo: MNAAHP, Plaza Bolívar, Pueblo Libre 15084, Lima, Perú

Evento: Cerimonia di presentazione all’Ambasciata del Perù in Italia.
Descrizione: Cerimonia di consegna di “Mai così in alto: il volo del condor tricolore“, stampato in edizione limitata, all’Ambasciatore Eduardo Martinetti.
Data: Data da concordare
Luogo: Ambasciata del Perù, via Francesco Siacci, 2/b, 00197 Roma

Evento: Cerimonia commemorativa nella Città di San Donà di Piave.
Descrizione: Cerimonia presso il monumento a Giovanni Ancillotto alla presenza di autorità militari e civili e delle associazioni combattentistiche e d’arma.
Data: Domenica 5 Settembre 2021, ore 09:00.
Luogo: Piazza Indipendenza, 30027 San Donà di Piave (Venezia)

Evento: Presentazione del libro “Perú-Italia. Más allá del Bicentenario“.
Descrizione: Cerimonia di presentazione del libro “Perú-Italia. Más allá del Bicentenario” a cura del Console César Jordán P.,  J. A. Mazzotti e R. Sánchez-Concha.
Data: Mercoledì 22 Settembre 2021, ore 18:00.
Luogo: Villa Medicea, Piazzale del Poggio Imperiale, 50125 Firenze


Il condor tricolore

Miércoles 23 de Junio 2021, en el Ciclo de Conferencias “¿Cómo? ¿Cuándo? ¿Por qué?”, tendremos como invitado especial a Lorenzo Virginio Teucci, Presidente de la Società Italiana Aviazione Civile, quien presentará la ponencia “Nunca tan alto: el vuelo del cóndor tricolor”, mediante la cual nos hablará sobre el centenario del récord mundial de aterrizaje en altura establecido por Giovanni Ancillotto en Cerro de Pasco. Para visualizar la conferencia visite los siguientes enlaces a las redes YouTube y Facebook:


Rassegna stampa e segnalazioni:

Si riporta di seguito l’archivio stampa e l’elenco delle segnalazioni di Mai così in alto: il volo del condor tricolore da parte di Istituzioni, quotidiani e agenzie di stampa, rinnovando la nostra più sentita gratitudine per il loro interessamento all’iniziativa:

  • Adobe_PDF_Icon.svg_ images Articolo su: Revista Historia y Región
  • Adobe_PDF_Icon.svg_ images Articolo su: Museo Nacional de Arqueología e Historia del Perú
  • Adobe_PDF_Icon.svg_ images Articolo su: Centro di lingua e cultura italiana di Lima
  • Adobe_PDF_Icon.svg_ images Articolo su: Asociación Descendientes Italianos en Perú
  • Adobe_PDF_Icon.svg_ images Articolo su: Diario Digital “Pasco Libre”
  • Adobe_PDF_Icon.svg_ images Articolo su: World Aeronautical Press Agency
  • Adobe_PDF_Icon.svg_ images Articolo su: Giornale Nord Est

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