“Mai così in alto: il volo del condor tricolore”

Con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica del Perù in Italia

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Centenario del record di atterraggio in altezza di Giovanni Ancillotto sulle Ande da Lima a Cerro de Pasco (1921-2021) e Bicentenario del Perù (1821-2021).

Per la storia dell’aviazione italiana, il 2021 segna un nuovo importante anniversario: il centenario del record di atterraggio in quota compiuto dal tenente Giovanni Ancillotto a Cerro de Pasco. Partito da Lima, l’aviatore veneto sorvolò le alte vette delle Ande a bordo di un Ansaldo A.1, fino a compiere a Cerro de Pasco l’atterraggio a più alta quota mai realizzato prima. Era il 2 maggio 1921. Nel 2021 ricorre anche il bicentenario dell’indipendenza del Perù, in occasione del quale la Società Italiana Aviazione Civile proporrà la propria iniziativa come contributo alle celebrazioni promosse dal Governo peruviano. Mai così in alto: il volo del condor tricolore è il titolo della rievocazione dell’impresa di Ancillotto, a cura di Barbara e Davide Rocchi, che farà riecheggiare il valore dell’aviatore italiano nella sua sfida in solitaria alle vette andine. Le celebrazioni, con il patrocinio dell’Ambasciata del Perù a Roma, inizieranno il 2 maggio 2021 con la presentazione dell’opera in lingua italiana e il 15 maggio in lingua spagnola, seguita da una serie di iniziative e incontri in Italia e Perù.


“Mai così in alto: il volo del condor tricolore” a cura di Barbara e Davide Rocchi.

Indipendenza Perù

Sull’onda dell’azione appassionata dei Libertadores José de San Martín e Simón Bolívar, nel momento dei primi moti carbonari in Italia e in Europa contro la Restaurazione promossa dal Congresso di Vienna, il Perù proclamava l’indipendenza dalla Spagna il 28 luglio 1821, cominciando il suo cammino verso un futuro costruito con le proprie capacità secondo i propri sogni. Nei decenni seguenti si instaurarono rapporti diplomatici e commerciali con l’Europa e, in particolare, con l’Italia. Il 23 dicembre 1874 veniva firmato il primo Trattato commerciale tra Italia e Perù. Quando nel 1921 si celebrava il primo centenario dell’indipendenza peruviana, le relazioni tra i due paesi, già buone anche in campo commerciale, si rinsaldarono grazie a due eventi. Il primo di alcuni anni precedente, l’altro si verificava proprio in quell’anno. Ora nel 2021, secondo centenario dell’indipendenza del Perù, è motivo di gioia e di orgoglio per i nostri paesi ricordare tali eventi perché i protagonisti furono due giovani ed eroici pionieri dell’aviazione: il peruviano Geo Chávez e l’italiano Giovanni Ancillotto. 

Chávez era figlio di un banchiere peruviano, viveva a Parigi e aveva seguito con entusiasmo la nascita del volo e la trasvolata della Manica di Blériot nel 1909. Sotto la sua guida Chávez aveva preso il brevetto di pilota e, nel settembre 1910, tentò un’impresa epica: la trasvolata delle Alpi dal campo di slancio di Briga fino ai prati di Domodossola. Si trattava di una sfida internazionale lanciata dal Touring Club Italiano, sostenuta dal Corriere della Sera e dai nomi di spicco dell’imprenditoria lombarda. L’aereo del giovane peruviano era una specie di libellula con ruote di bicicletta e il giovane Geo diceva di “cercare l’ascensore per scalare il cielo”. È il 23 settembre 1910: il suo aereo è seguito da giornalisti di tutto il mondo, primo fra tutti Luigi Barzini, principe degli inviati del Corriere. Per quarantacinque minuti Chávez lotta nelle terribili correnti di alta quota, poche centinaia di metri sopra rocce, forre e foreste, sorvola paesini dove la gente è accorsa a salutarlo anche dai campanili. Poi il drammatico atterraggio sui prati di Domodossola: ad appena una ventina di metri da terra, le ali dell’aereo, logorate dai colpi di maglio del vento, come scrisse Barzini, cedono e si ripiegano sopra la carlinga, come le ali di una libellula. Ancora in vita dopo lo schianto, Chávez dirà di aver visto “il brutto muso dell’Inferno”; morirà a Domodossola in ospedale quattro giorni dopo. 

Uscito dalle nuvole, Chávez è entrato nella leggenda e nella storia dell’aviazione tra i pionieri del volo. Anche il poeta Giovanni Pascoli, colpito dalla vicenda, gli dedicò un’ode in cui risaltano le ansie e i turbamenti dell’uomo moderno davanti a nuove conquiste e il suo desiderio di andare sempre oltre ogni limite. Pascoli immagina le aquile che, ultime vedette delle Alpi, “mirano gli astri, se ne venga un suono… / se ancora appaia […] forte rombando, un essere terreno… / che in cielo, un dì, mirabilmente muto / passar fu visto, come un Dio seduto! […] Dietro le rocce nere, / ei discendea con le grandi ali tese”. E, infine, “Cade. con la sua grande anima sola / sempre salendo. Ed ora sì, / che vola!” 

Il monumento a lui dedicato a Domodossola porta la seguente iscrizione: “A Geo Chávez, cittadino peruviano, per la conquista delle vie del cielo, primo trasvolando le Alpi sacrificò la giovinezza ardente.” (27 settembre 1910). 

Jorge Chavez

Al tempo dell’impresa di Chávez, cioè nel 1910, Giovanni Ancillotto aveva tredici anni e, come altri futuri assi dell’aviazione italiana, si appassionò all’aereo anche grazie al racconto epico di essa. Era nato il 15 novembre 1897 a San Donà di Piave, in provincia di Treviso, da una famiglia di proprietari terrieri. Sono gli anni in cui si manifestano le possibilità di sviluppo in campo civile e militare dell’aereo. Il 1909 e il 1910 sono le rispettive date del primo circuito aviatorio di Brescia e di Milano; D’Annunzio pubblica il romanzo Forse che sì forse che no dove il protagonista, Paolo Tarsis, una sorta di superuomo – gentleman sportivo, riesce in un’ eroica azione aviatoria: la traversata del Tirreno fino in Sardegna. In questo clima si forma la passione di Ancillotto per il volo, che lo spinge con tutte le forze a entrare nell’élite dei temerari.  

Quando l’Italia entra nel primo conflitto mondiale nel 1915 Ancillotto ha diciotto anni: subito si arruola volontario e frequenta il corso di pilotaggio alla Scuola di Aviazione di Cameri, in provincia di Novara, considerata una vera università del volo, da cui usciranno diversi assi dell’aria. Era l’alba dell’aviazione militare: pilotare e combattere da un aereo appariva un’attività da cavaliere, le cui regole prevedevano come primo obiettivo abbattere l’aereo nemico, ma, se possibile, rispettare sempre la vita dell’avversario. Quando Ancillotto arriva al fronte, dai campi di scuola lo aveva già preceduto la fama delle sue qualità di pilota specializzato per apparecchi da ricognizione e da bombardamento. Nominato ben presto aspirante ufficiale, conquistò la sua prima medaglia d’argento per il suo ardimento nel Trentino (giugno 1916 – marzo 1917). Nei giorni drammatici della disfatta di Caporetto continuò senza tregua a ostacolare e colpire il nemico, senza cura delle condizioni meteorologiche, recando forte sostegno morale agli italiani. Conquistò così la seconda medaglia d’argento.  

Ormai Germania e Austria-Ungheria avevano capito che sulle sponde del Piave si sarebbe decisa la guerra, la vita o la fine dell’Austria felix e del suo impero. Perciò era stato organizzato un sistema di stretta vigilanza delle mosse italiane con i Draken, palloni – sonda a elio, che si levavano all’alba in cerca di bersagli e notizie. Tra questi era famoso quello di Rustigné, che vigilava ogni mossa italiana nella zona; manovrato con abilità da terra, sfuggiva sempre a tutte le insidie. Gli italiani lo avevano chiamato “Drago” perché appariva e spariva sul Piave, come se a comandarlo fosse una specie di mago Atlante di ariostesca memoria. Il 5 dicembre 1917 il Draken riapparve nel cielo del primo mattino e, subito, sparì. Gli aviatori italiani si levarono per cercarlo, ma di lui non c’era alcuna traccia. Per abbatterlo serviva il fuoco: posizionare sulle ali dell’apparecchio dei tubi di lancio con razzi incendiari all’interno. Così era addobbato il Nieuport di Ancillotto, che si alzò in volo scortato da tre caccia. Mentre i tre aerei ingaggiavano con tre omologhi austriaci un duello da moschettieri del cielo, Ancillotto piombò sul Draken che scendeva al suolo: a venti metri da lui lo colpì con i razzi e lo trasformò in una palla di fuoco, in cui lui stesso sparì. Poi riemerse e, nonostante i danni al velivolo e le ustioni, riprese quota. Nel rientro al campo il suo aereo trascinava in volo lunghi lembi di stoffa ancora fiammeggianti, parti dell’involucro del pallone – sonda: era chiaro che il pilota “Sigfrido” aveva sconfitto il suo Drago. L’impresa gli portava la medaglia d’oro e lo faceva entrare nella leggenda; D’Annunzio, che aveva tra i suoi motti “Bisogna osare l’inosabile”, coniò per lui l’appellativo di Ala incombusta e il motto Perficitur igne, ossia “È forgiato dal fuoco”. 

A guerra finita, nel settembre 1919 Ancillotto partecipò al raid Centocelle (Roma) – Varsavia con la missione di recapitare un messaggio da parte del governo italiano: doveva promuovere l’industria aeronautica italiana. Infatti nell’immediato dopoguerra la Ansaldo aveva investito capitali notevoli per realizzare i propri impianti e anche all’estero cercava acquirenti per l’A.1, primo caccia di progettazione italiana, poi soprannominato Balilla. Si trattava di un ricognitore biplano monoposto, già usato in guerra dal corpo aeronautico militare. La Polonia si dimostrò interlocutore attento e interessato, ordinò di realizzare dieci esemplari, poi altri venticinque, e acquistò la licenza per realizzare il velivolo nell’azienda Laskiewicz di Lublino. Dopo un viaggio di sette ore, il nostro ambasciatore consegnava il messaggio del governo italiano a Ignacy Paderewski, Primo ministro della Polonia, rinata dalle ceneri degli imperi centrali secondo il Trattato di Versailles. Ancillotto riprese il viaggio e arrivò a Fiume: aveva saputo che D’Annunzio era entrato nella città con i suoi legionari. Andò là probabilmente attratto dalla figura e dal carisma di D’Annunzio stesso, ma anche nell’intento di contribuire a rendere Fiume italiana.  

Ancillotto

A impresa conclusa (dicembre 1920), un temperamento irrequieto quale Ancillotto non poteva restare a casa nella tranquillità della campagna veneta. Le sue ali spiccarono il volo verso l’America del Sud e in Perù, terra bella e antica, operò per diffondere l’industria aeronautica nazionale, diventando in questo modo anche protagonista di un’altra impresa leggendaria. 

Pilotando un aereo Ansaldo A.1 (dalla velocità massima di 230 km/h), il 2 maggio 1921 realizzò l’atterraggio alla quota più alta mai raggiunta fino ad allora: 4.330 metri nella città mineraria peruviana di Cerro de Pasco. Ancillotto era partito alle 10:45 del mattino da Lima, giunse a Cerro alle 12:12, ma toccò terra solamente alle 12:25 perché prima compì varie evoluzioni di saluto alla folla. Aveva volato ad un’altezza media di 5.500 metri, con punte di 7.000 sopra il Monte Meiggs. Dal campo di atterraggio di Quiulacocha si trasferì a Cerro in motocicletta, mentre gli abitanti del luogo sempre più numerosi facevano ala al suo passaggio; Ancillotto rispondeva ai loro saluti con “Viva il Perù!”. La città di Cerro lo attendeva in un tripudio di colori e bandiere: al municipio fu ricevuto dall’Alcalde señor Alania tra brindisi e felicitazioni. 

Alle ore 08:00 del 3 maggio Ancillotto lasciava l’Hotel Universo di Cerro e, in compagnia delle personalità cittadine, tornava al campo di Quiulacocha per preparare la partenza. Qui riceveva una medaglia d’oro con brillanti con la seguente scritta “La città del Cerro de Pasco come omaggio di ammirazione all’eroe delle Ande, tenente Giovanni Ancillotto per il suo brillante raid Lima – Cerro de Pasco. 2 maggio 1921”. Dopo la cerimonia di consegna, il pilota alle 11:32 era pronto al decollo, compiva numerose evoluzioni di saluto per la folla festante, poi, alata creatura, scompariva all’orizzonte. Un’ora e ventotto minuti più tardi giungeva all’aerodromo di Maranga, a Lima: è il trionfo, che viene celebrato la sera stessa del 3 maggio con una festa sontuosa che vedeva la presenza di millecinquecento persone.  

Nei cieli del Perù vide le vette delle Ande, sentì su di sé i venti e le tempeste; entrò nella leggenda tra gli Indios degli altopiani simile per loro agli dei solari dei loro antenati. Era diventato il pilota dei due mondi. Ancillotto morirà il 18 ottobre 1924 in un incidente automobilistico a Caravaggio (Bergamo), mentre si recava a un raduno di piloti della Grande Guerra. 

Nei rapporti aviatori tra Italia e Perù non si può non ricordare la spedizione di un reparto da caccia dell’Aeronautica italiana, compiuta nel Sudamerica tra il settembre 1937 e il febbraio 1938, al fine di svolgere missioni istruttorie e voli di alta acrobazia. I velivoli erano i CR.32. Questa squadriglia fu la prima a sorvolare le Ande in formazione ed entusiasmò il popolo peruviano con le sue evoluzioni, in occasione delle onoranze rese a Chávez. Di essa faceva parte anche il Tenente Virginio Teucci, prozio del Presidente della nostra Società. Infine, un altro legame si può rinvenire in un aereo dell’Alitalia Boeing 747 I-DEMU, in servizio dal 1971 al 1981, che portava il nome di Geo Chávez. 

Virginio Teucci

Ancillotto cercava se stesso negli spazi e nei silenzi immensi del cielo, da un lato quasi antico cavaliere, dall’altro seguace delle idee del Futurismo, il movimento di avanguardia artistica che inaugura il Novecento, proprio con il mito della velocità e dell’aereo. Forse sentiva sue le parole di Filippo Tommaso Marinetti “Siamo sul promontorio estremo dei secoli” e percepiva che l’aereo stava contribuendo a creare un mondo nuovo. È senza dubbio una figura leggendaria, insieme a Chávez.  

È per questo che ci piace immaginarli fratelli dei picchi più alti, che continuano ancora il loro volo. Più in alto, mentre le nubi si sciolgono e i loro occhi accolgono gocciole di stelle, più in alto mentre respirano nell’infinito e, tra le cime della Cordigliera andina, risuonano le note di Arriba, siempre arriba, inno della Fuerza Aérea del Perú. In queste imprese le loro sono state ali di pace, che hanno unito i nostri due paesi, Perù e Italia. Sempre dovrà essere così. È questo il sincero e profondo augurio formulato dalla Società Italiana Aviazione Civile per i duecento anni dell’indipendenza della Repubblica del Perù.

“A nome dell’Amministrazione ringraziamo la Società Italiana Aviazione Civile per quest’iniziativa, che valorizza una delle figure simbolo della nostra Città.”

sandonadipiaveDott.ssa Cristiana Moretto
Segreteria del Sindaco, Comune di San Donà di Piave


“Mai così in alto: il volo del condor tricolore è un articolo molto bello, complimenti!”

AlitaliaDott. Filippo Nassetti
Ufficio Stampa, Alitalia – Società Aerea Italiana S.p.A.


Locandina 100 volo sulle Ande

Calendario delle iniziative:

Evento: Pubblicazione “Mai così in alto: il volo del condor tricolore”.
Descrizione: Pubblicazione di “Mai così in alto: il volo del condor tricolore” in lingua italiana sul sito ufficiale della Società Italiana Aviazione Civile.
Data: Domenica 2 Maggio 2021.
Luogo:
Sito istituzionale della Società Italiana Aviazione Civile

Evento: Pubblicazione “Mai così in alto: il volo del condor tricolore”.
Descrizione: Pubblicazione di “Mai così in alto: il volo del condor tricolore” in lingua spagnola sul sito ufficiale della Società Italiana Aviazione Civile.
Data: Sabato 15 Maggio 2021.
Luogo:
Sito istituzionale della Società Italiana Aviazione Civile

Evento: Commemorazione presso il Monumento di Giovanni Ancillotto.
Descrizione: Cerimonia di deposizione di una corona d’alloro presso il monumento in onore a Giovanni Ancillotto nella Città di San Donà di Piave.
Data: Data da concordare.
Luogo:
Piazza Indipendenza, 30027 San Donà di Piave (Venezia)

Evento: Cerimonia presso l’Ambasciata della Repubblica del Perù a Roma.
Descrizione: Cerimonia di consegna di “Mai così in alto: il volo del condor tricolore” su pergamena all’Ambasciatore del Perù in Italia, Eduardo Martinetti.
Data: Mercoledì 28 Luglio 2021.
Luogo: 
Ambasciata del Perù, via Francesco Siacci, 2B, 00197 Roma


Archivio stampa e segnalazioni:

Si riporta di seguito l’archivio stampa e l’elenco delle segnalazioni di Mai così in alto: il volo del condor tricolore da parte di Istituzioni, quotidiani e agenzie di stampa, rinnovando la nostra più sentita gratitudine per il loro interessamento all’iniziativa:

  • Adobe_PDF_Icon.svg_ images Articolo su: World Aeronautical Press Agency
  • Adobe_PDF_Icon.svg_ images Articolo su: Giornale Nord Est
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