“Il volo più lungo” di Barbara e Davide Rocchi

Logo centenario di MaddalenaIl volo più lungo: Maddalena e Mattioli alla conquista del Baltico
– Parte prima – 

È noto come l’Italia sia stata protagonista assoluta dell’epopea aviatoria internazionale. Molti sono i personaggi, e le loro gesta, che l’hanno resa degna di essere celebrata. Purtroppo su alcuni di essi il tempo rischia di stendere l’ingiusta patina dell’oblio; fino a che qualcuno non si impegni a dissolverla. Da qui nasce il nostro piccolo contributo: ricordare l’impresa che, nel 1920, vide protagonisti Umberto Maddalena e Guido Mattioli: il volo più lungo in idrovolante (oltre 6000 km), da Sesto Calende alla Svezia, incluso il giro del Baltico.

Sono anni difficili per l’Italia, vincitrice nella Grande Guerra ma alle prese con una crisi politico- economica dalla soluzione ardua. L’aviazione è il futuro che entra nel presente tanto che staccare le ali da terra porta a riunire nello stesso Gruppo Parlamentare Aeronautico (1919 – 1920) deputati fascisti, nazionalisti, socialisti riformisti (dopo un volo a Centocelle lo storico leader socialista Filippo Turati esalterà la bellezza e l’importanza del volo) e, perfino, alcuni massimalisti. In prima linea troviamo industrie come la S.I.A.I. (Società Idrovolanti Alta Italia) e amministratori come Luigi Capè, capaci di fondere due tra le più alte virtù italiche: sofferenza contadina e genialità artigianale.

Nato a Bottrighe (Rovigo) nel 1894, Maddalena è un eroe della Prima Guerra Mondiale: un passato glorioso nella Marina, poi asso aviatorio ammirato dai britannici, sperimentatore di tutti i nuovi apparecchi S.I.A.I., prenderà parte alla prima crociera atlantica del 1931. Mattioli è toscano (anche lui classe 1894, Castel San Nicolò, Arezzo), unisce al talento della penna l’ardimento dell’aria: nel 1917 conosce a Brindisi Maddalena e da lì nasce un sodalizio indistruttibile. Nello stesso anno, Mattioli fonda a Roma “L’Aviazione”, settimanale della navigazione aerea, organo dell’industria e degli aviatori italiani. Orgoglio personale e interessi economici globali, dunque, camminano insieme.

Dopo la gara di Monaco per idrovolanti (crociera Monaco – Ajaccio e ritorno), nell’estate 1920 la compagnia svedese Svenska Lufttrafik ha già ordinato alcuni S. 16 S.I.A.I., apparecchi civili da impiegare nelle linee interne del Mar Baltico. La S. che sigilla il nome di questi prodigi della tecnica sta per Savoia, poiché dal 1915 l’Anonima Costruzioni Aeronautiche Savoia, fondata due anni prima da Domenico Santoni, si è evoluta nella nostra S.I.A.I.

Il modello S. 16 è un biplano a 5 posti, con motore FIAT A. 12 bis, serie 9.000, elica a 4 pale: rispetto al precedente S. 13, questo può essere utilizzato sia per trasporto postale sia per quello di passeggeri. La concorrenza anglo – francese è forte e temibile. In questo clima ormai da guerra commerciale nasce l’idea del volo verso la Svezia. Se Maddalena è il pilota perfetto, non può che essere Mattioli l’Omero che ne esalterà le gesta, pur se dovrà collaborare attivamente come motorista.

La base operativa per la partenza è l’idroscalo Sant’Anna presso Sesto Calende (Varese), rampa di lancio della S.I.A.I. Il caso vuole che nell’albergo in cui alloggia Mattioli vi sia una missione finlandese, composta dal maggiore Mikkola, il tenente Durchman e il tenente Leijer: si trovano lì per prendere in consegna due S. 9, già acquistati. Subito s’instaura una sincera convivialità, sancita da libagioni abbondanti di Bénédectine. I finlandesi sarebbero partiti per Berlino, seguendo una rotta diversa.

Intanto si approntano i bagagli per la partenza, di cui fanno parte una macchina da scrivere per Mattioli e due bottiglie che serviranno per un brindisi al San Gottardo, massiccio il cui superamento genera inquietudine: mancano, infatti, le segnalazioni meteo… Il motto stampato da Maddalena all’apparecchio è Comme vène vène, copia di quello del conte Eugenio Casagrande di Villaviera, altro aviatore su idrovolante ed eroe di guerra, partecipante all’impresa di Fiume.

 

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– Parte seconda –

È l’alba di un giorno di settembre del 1920, una brezza quasi autunnale fa sentire la vicinanza delle montagne. Tutto è pronto per il decollo dall’idroscalo di Sant’Anna e, senza salutare Sesto Calende, i due puntano diritto verso le Alpi. Sorvolano la sponda lombarda del Lago Maggiore e Luino: il temuto San Gottardo viene superato con lancio del vino, brindisi più che mai meritato visto che, per la prima volta, un idrovolante supera quel Passo. Non c’è neppure il tempo per godersi il primato che si palesa il primo inconveniente: l’elica resta in croce, tuttavia la proverbiale freddezza di Maddalena consente un ammaraggio di fortuna ad Aarau – Svizzera, cantone Argovia – sul fiume Aar. Il problema riguarda le serpentine del serbatoio, che hanno fatto esaurire la benzina. Giungono le autorità svizzere che lamentano la mancanza del permesso di atterraggio: la questione viene demandata ad altri uffici, per questo i nostri ricevono soltanto 50 litri di carburante. Quanto basta per arrivare a Zurigo.

L’accoglienza non è entusiastica, i loro passaporti vengono ritirati dalla polizia nell’assenza del console italiano. La sorte gli è però favorevole: il direttore della compagnia di volo Ad Astra Aero Walter Mittelholzer, il cui memoriale oggi troneggia nell’aeroporto zurighese, padre spirituale della futura Swissair, provvede al rifornimento dell’apparecchio. La mattina seguente i passaporti non arrivano, nonostante una lettera di Mattioli al direttore della polizia: lo pregano, dunque, di spedire i documenti alla Legazione dell’Aja. Non sono uomini tagliati per le lunghe attese, decidono quindi di fuggire, nonostante il piantonamento degli agenti svizzeri. La scusa adatta: provare il motore FIAT che, ora, non tradisce. Così i due si involano di nuovo.

Basilea, Strasburgo, la Foresta Nera: tutto scorre secondo il piano, finché ancora una volta la benzina termina. Giunti vicino a Colonia, sono costretti ad un nuovo ammaraggio, stavolta sul Reno, con un inusuale incidente di traffico provocato da un battello a vapore. Una delle sue ruote incastra l’idrovolante, un motoscafo inglese li soccorre e, fortunatamente, i danni all’ala superiore sono minimi. I segni della Grande Guerra appaiono davanti ai loro occhi, con la presenza di reparti senegalesi tra le truppe francesi: è la nuova geografia politica imposta da Versailles. Gli italiani ricevono un’accoglienza e un’ospitalità cordialissime dagli ufficiali di Sua Maestà britannica e, anche, una monumentale scorta di circa 100 litri di benzina. Questi sono stivati nelle lattine da un gallone (equivalente a 4,5 litri circa). Immagini il viaggiatore abituale dei nostri tempi, che sobbalza alla minima turbolenza, cosa significasse volare con a bordo più di 20 contenitori infiammabili nel 1920…

Dal cielo si dipingono i foschi paesaggi di Dusseldorf, Essen (con le ciminiere delle acciaierie Krupp); i temporali rendono impervio il tragitto, tuttavia la biforcazione del Reno e i primi mulini a vento annunciano l’ingresso in Olanda. La bruma è in agguato e Maddalena procede “a lume di naso”, come lui stesso amava dire. L’altimetria consente di tirare il respiro e, ancora una volta, la grande storia si intreccia con la nostra impresa. L’isola di Wieringen, a cui Maddalena indirizza un bacio, vicina all’idroscalo di Mok, ospita l’esule Guglielmo di Prussia, ultimo Kronprinz. L’idrovolante ammara presso la base navale di Den Helder, tra il Mare del Nord e lo Zuidersee; a dispetto dell’etimologia di tale luogo (Helder sta per Porta dell’inferno, per le navi nemiche delle Province Unite), questo si rivela una sosta dolce per i nostri eroi.

Un altro amico di vecchia data di Maddalena, il comandante Baker, li accoglie e li porta con il suo apparecchio Brandenmburg a caccia dei passaporti: Amsterdam, Rotterdam, L’Aja ma di essi non vi è traccia. Da buon fumatore accanito, Maddalena acquista cento fiorini di sigarette Abdullah n. 16 (la stessa marca che deliziava D’Annunzio, poeta aviatore) e sigari per il padre, dottore chirurgo; le donne che incontrano, pur belle ed eleganti, non turbano Maddalena, innamorato com’è della sua futura moglie. Prima di lasciare i Paesi Bassi, Mattioli prova lo scoop giornalistico della vita: farsi ricevere, a Wieringen, dal Kronprinz, ma non è possibile. La delusione del cronista di razza viene mitigata dagli articoli che il prestigioso quotidiano olandese De Telegraaf dedica a Maddalena e Mattioli, corredandoli di fotografie.

La molla che accelera la ripartenza scatta all’arrivo della notizia tristissima della morte dei due amici finlandesi che, sulle orme dei nostri, tornavano in patria: Mikkola è precipitato sul Gottardo, Leijer nel lago di Zurigo. Il ricordo di essi li accompagna e sarebbero arrivati presto l’occasione e il modo per rendere il degno omaggio a quei valorosi fratelli aviatori.

 

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– Parte terza –

Lasciati i Paesi Bassi, i due nostri si riportano sui cieli tedeschi, corroborati da una colazione spartana a base di cioccolato e biscotti; sorvolano l’Ostfriesland e osservano le basi idroaviatorie tedesche di Borkum e Norderney, nonché quattro hangar di Zeppelin. Di nuovo l’eredità del primo conflitto mondiale emerge, stavolta dai fondali limacciosi del Mare del Nord che custodiscono i relitti e i defunti della Battaglia dello Jutland: ora i britannici smantellano gli aerei e i cannoni teutonici che tanto timore gli avevano procurato. Appare la riva sinistra del canale di Kiel, diventata danese dopo Versailles: Mattioli verga alcune considerazioni amare sulla sorte di Fiume, governata da D’Annunzio ma al centro di un caso internazionale.

La coppia ammara a Langeland per un doveroso rifornimento. Quasi presago, giunge un albergatore di stazza imponente dal borgo di Bangcop: olio e benzina sono assicurati. La notte il velivolo viene sorvegliato da un marinaio danese, che si guadagna così un passaggio per Copenaghen, dove la moglie è ricoverata in ospedale. Il giorno seguente il decollo non è dei più tranquilli: il motore è capriccioso e Maddalena, come è solito fare in tali circostanze, litiga con l’apparecchio, mentre il passeggero danese appare quasi pentito della scelta, sospeso tra meraviglia e paura. Il metodo di Maddalena funziona e, in poco più di un’ora, il S.I.A.I. S. 16 saluta Copenaghen. Sono il tricolore sventolante e il tripudio degli equipaggi delle navi scuola italiane Flavio Gioia e Ferruccio ad accogliere gli idroaviatori nella capitale. L’idroscalo dell’isola di Amager ha un aspetto ospitale, lo stesso non si può dire della patria burocrazia: nessuna traccia dei passaporti e della nostra Legazione. La presenza di alti ufficiali danesi risolleva il morale, subito seguita dalla richiesta di visita da parte della redazione del giornale Politiken. La sera stessa Mattioli e  Maddalena sono lì ricevuti e il giorno dopo è pubblicato un articolo dettagliato, corredato da fotografie. Il quotidiano guarda a sinistra ed esalta la missione affratellatrice e universale dell’aviazione; ciò sposta un poco oltre la naturale sede delle simpatie dei nostri aviatori. Resta un’impressione piacevolissima di viva simpatia e comunione di spiriti.

Purtroppo questi sentimenti non si materializzano presso la nostra Legazione; serve una sfuriata epica, pilotata dalla fermezza e dal temperamento di Maddalena: in cinque minuti arrivano i passaporti. Una luce arriva dal contatto con il conte Manfredi Gravina di Ramacca, addetto militare ed aeronautico inviato a Stoccolma nell’aprile 1919, dal Ministro degli Esteri Sonnino. Davanti a questa figura di intrepido e valente servitore dello Stato non inutile appare dare un cenno della sua opera nel Baltico, di cui un’analisi accurata è presente nel documentato saggio di Andrea Rizzi Le Relazioni Italo – Finlandesi nella documentazione del Ministero degli Affari Esteri italiano e nel Memoriale di Attilio Tamaro (1929 – 1935) del 2016. Si deve a Gravina se a Roma si inizia a comprendere la geopolitica complessa dell’area baltica, inserendo la nostra nazione nella competizione commerciale per la vendita di prodotti militari e civili (Rizzi esamina, per esempio, il caso della FIAT e delle già evidenti difficoltà di consegna delle nostre autovetture).

La serata danese viene allietata da una bottiglia d’annata di vino del Reno: felice connubio tra l’acqua dolce e quella salata. L’indomani i corpi dei piloti portano il segno delle incursioni notturne delle terribili zanzare dell’Amager; ricordo spiacevole della località che aveva accolto una colonia olandese, dalla quale era poi sorta Copenaghen. Maddalena perde le staffe scoprendo che il nascondiglio delle sigarette a bordo del velivolo non le ha protette dall’acqua, al contrario dei sigari. La sua rabbia si indirizza positivamente verso la sfida che nasce dal dibattito tecnico con un pilota tedesco sulle qualità degli idrovolanti. Questi riteneva impossibile il decollo con il vento che spirava furioso. Maddalena lo sfida esclamando: “Ora gliela facciamo vedere noi!”. Mattioli preferirebbe temporeggiare fino al giorno seguente, ma il comandante gli ordina di salire a bordo. La partenza è effettuata con successo, il buonumore ritorna, adesso la Svezia li attende.

Ci piace immaginare – non ne siamo infatti certi – che l’idrovolante italiano abbia sorvolato Rungsted e la casa, all’epoca deserta, di Karen Blixen, la scrittrice delle atmosfere delle luci d’inverno e dei cieli nordici, nei quali spesso il vento, respiro nitido dell’Artide, giunge sulle ali del mattino. Nel 1920 la baronessa si trovava in Africa, dove avrebbe vissuto una relazione profonda con Denys Finch Hatton, aristocratico inglese, legato a Maddalena da un curioso destino: entrambi moriranno in un incidente aviatorio, nello stesso anno (1931), a poco più di due mesi di distanza l’uno dall’altro.

I nostri lasciano a destra Malmö, circa due ore e mezzo li separano da Göteborg; il paesaggio nordico con i suoi fiordi caratteristici infonde serenità all’equipaggio. Vengono alla memoria alcuni versi del pietroburghese Iosif Brodski:

In questi piatti paesi quello che difende
dal falso il cuore è che in nessun luogo ci si può celare e si vede
più lontano. Soltanto per il suono è ostacolo:
l’occhio non si lamenta per l’assenza di eco.

Lo spirito inquieto di Maddalena vola già oltre, sogna la Norvegia e il Mare di Barents, forse presagendo quello che si sarebbe concretizzato nel giugno 1928, quando localizzerà con un Savoia-Marchetti S. 55 i superstiti del disastro che aveva colpito il dirigibile Italia, guidato da Umberto Nobile. Per adesso è il motore del S.I.A.I. S. 16 a far sentire la sua voce sui cieli di Göteborg.

L’accoglienza festosa dopo il volo sulla città non sorprende: Maddalena è noto per la visita compiuta nel 1919, insieme ai tenenti di Robilant e Longo, e al maresciallo Minciotti. Il viaggio mirava ad attrarre le autorità militari svedesi quali potenziali clienti dell’industria aeronautica italiana. Per suscitare la migliore impressione erano giunti in terra scandinava due esempi delle nostre aziende leader, presentati dal nostro addetto Gravina al capitano svedese Lübeck: un idrovolante Macchi M. 8, monoposto, motore Franco Tosi 180 hp e un Savoia S. 13, biposto, motore Isotta-Fraschini V6 250 hp. Se il primo terminerà il suo impiego nel 1921, in virtù di un motore poco affidabile, sorte migliore spetterà al secondo: altri tre S. 13 si trasferiranno in Svezia, tuttavia un incendio ne pregiudicherà per sempre l’operatività.

Come ormai da meritata consuetudine, interviste e fotografie piovono su di loro. È doveroso riportare le parole di Maddalena a Mattioli: “E non credere che la nostra impresa sia poi tanto stupida. Come sai abbiamo già compiuto uno dei più grandi voli […] in idrovolante e come tuo comandante ti faccio un encomio.” Arriva finalmente, da Stoccolma, un segno dalle autorità italiane: il telegramma di congratulazioni del Ministro Giuseppe Colli di Felizzano, nonché una telefonata, questa attesa, dall’amico Gravina. La mattina dopo si parte verso Stoccolma, seguendo il canale navigabile e sorvolando due laghi, il Vänern (terzo in Europa per superficie) e il Vättern. Sono i luoghi di Selma Lagerlöf, prima donna vincitrice nel 1909 del Nobel per la letteratura; tocca ai nostri eroi seguire la rotta del viaggio meraviglioso di Nils Holgersson, non sulla groppa di un’oca ma sulle ali metalliche del S.I.A.I. S. 16.

Alla vista di Stoccolma, “chiara e splendida”, Mattioli prova una sensazione di felicità suprema, lancia mazzi di fiori in nome del console di Göteborg, l’idroscalo civile della Svenska Lufttrafik non delude e l’ammaraggio è impeccabile.

[continua]

Barbara Rocchi e Davide Rocchi

“L’articolo di Barbara e Davide Rocchi su Maddalena e Mattioli è di grandissimo interesse e piacevolissima  lettura. E’ un ottimo ricostituente e uno sprone per chi si avventura oggi nella storia dei nostri leggendari piloti. I giovani e i giovanissimi ne dovrebbero trarre spunto per affrontare con coraggio la vita. Molto bello anche il contorno storico.

L’attività di entrambi sul Baltico è praticamente sconosciuta. Benissimo hanno fatto la prof.ssa Rocchi e il fratello a farla riemergere dalle nebbie della storia.”

emblema_repubblica_monocromaticoMaurizio Teucci
Ambasciatore d’Italia


“La ricerca su questa impresa storica sembra molto interessante, ed è stato piuttosto sorprendente scoprire la partecipazione del mio connazionale.”

Finland_Ministry_of_justice_logo_(replica)Pia Rantala-Engberg
Ambasciatore di Finlandia

Fonti
Per il racconto puntuale dell’impresa di Maddalena e Mattioli il testo assoluto di riferimento, da cui proviene la quasi totalità delle informazioni per i nostri articoli, è Guido Mattioli, In volo con Umberto Maddalena, Roma, Editrice L’Aviazione, 1938.
Per un quadro generale sull’aviazione italiana del periodo risulta imprescindibile il seguente volume: Massimo Ferrari a cura di, Le ali del ventennio. L’aviazione italiana dal 1923 al 1945. Bilanci storiografici e prospettive di giudizio, Milano, Franco Angeli, 2005.
Per un’esaustiva e dettagliatissima ricognizione dei rapporti Italia – Paesi Baltici, in specie la Finlandia, si veda Andrea Rizzi, Le Relazioni Italo – Finlandesi nella documentazione del Ministero degli Affari Esteri italiano e nel Memoriale di Attilio Tamaro (1929 – 1935), 2016
Ovidio Ferrante, Tra cielo e mare, in Rivista Aeronautica, N.1, Roma, Ministero della Difesa, febbraio 2011, pp. 104-111 www.avrosys.nu/aircraft/MFV/59Savioa.htm

 


Si riporta di seguito l’elenco delle segnalazioni di Il volo più lungo: Maddalena e Mattioli alla conquista del Baltico da parte di Istituzioni e mass media, rinnovando la nostra più sentita gratitudine per il loro interessamento alla nostra iniziativa:

  • Adobe_PDF_Icon.svg_ images Segnalazione di Il volo più lungo su: Porto Virando News
  • Adobe_PDF_Icon.svg_ images Segnalazione di Il volo più lungo su: RovigoOggi.it
  • Adobe_PDF_Icon.svg_ images Segnalazione di Il volo più lungo su: Il Curiosone di Varese
  • Adobe_PDF_Icon.svg_ images Segnalazione di Il volo più lungo su: Cultfinlandia.it
  • Adobe_PDF_Icon.svg_ images Segnalazione di Il volo più lungo su: Istituto Italiano di Cultura

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